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Alexis cuor di leone

E’ vero, è passato un po’ da quando mi hanno eletto. Ok, in questi cinque mesi avrei potuto fare altro, tipo qualche riforma che sostenesse l’economia greca. O per esempio avrei potuto far risparmiare un po’ di tempo all’Unione Europea, che ora come ora ha giusto un paio di cosette da sistemare. Però no, non mi andava. Ed allora abbiamo mancato un paio di deadline, posticipato un po’ di pagamenti: volevamo rendere il tutto un po’ più frizzante. Poi cavoli, ad un certo punto mi hanno messo alle strette: volevano smettere di giocare, volevano trovare un accordo. Cose da pazzi. Ma io, adolescente che finalmente siede al tavolo dei grandi, ho preferito continuare a giocare. Perché voglio vincere uffa: mi hanno eletto sulla base della promessa che avrei portato pace, prosperità, benessere, uguaglianza, unicorni e maiali volanti, senza scendere a compromessi. Ok, potrei averla fatta fuori dal vaso, ma che ci volete fare: hasta siempre la revolucion, no? Botte piena e moglie ubriaca: io ci credo.

E allora facciamo così: abbiamo giocato per cinque mesi, ma adesso che la decisione va presa, facciamo che lo richiediamo al popolo con un referendum. Win-win per me insomma: vince il sì all’accordo? Rispettiamo la decisione del popolo sovrano. Vince il no? Vince la mia linea. In ogni caso vinco io, taac. Lo ammetto: non sono proprio un cuor di leone.

La verità, elettrici ed elettori greci, è che noi amiamo sognare e prendervi un po’ per i fondelli. Crediamo nel sogno delle belle parole, che messe una dopo l’altra non solo creano una bella favola, ma anche un progetto politico. Ed allora avanti così: domani Borsa e banche chiuse. Non becero populismo, ma voglia di riscatto. Non inaffidabilità, ma lungimiranza.

Elettrici ed elettori greci, domani ci sveglieremo e non avremo più bisogno né dell’Europa né delle istituzioni internazionali. Perché una mandria di unicorni alati e maiali volanti porterà soldi, pace e uguaglianza al popolo greco. Noi ci crediamo.

tsipras juncker

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Sinistra, ecologia e tzatziki

Chi oggi festeggia Tsipras, ieri si lamentava del fatto che la vittoria PD alle europee fosse quasi illegittima a causa della bassa partecipazione al voto.

Chi oggi festeggia Tsipras, che ha preso 149 seggi con il 36%, domani in Parlamento si lamenterà del premio di maggioranza dell’Italicum.

Chi oggi festeggia Tsipras, che ha evidentemente vinto anche con i voti di chi in Grecia tradizionalmente vota a destra e che adesso sta formando un governo con un partito di destra, domani ricomincerà a lagnarsi di Renzi e delle larghe intese.

Chi oggi festeggia Tsipras finge di dimenticare che la Grecia deve 40 miliardi all’Italia e che se effettivamente si dovesse arrivare ad una rinegoziazione del debito, parte di quei 40 miliardi non li vedremo mai più. Ma dopodomani, quando il governo Renzi innalzerà una tassa x per far fronte ai miliardi non rientrati dalla Grecia, quel qualcuno che oggi festeggia Tsipras scenderà in piazza contro l’ingiusta tassa del governo cattivo.

Insomma, reazioni opposte a situazioni quantomeno simili.

Ed è bellissimo fare campagne elettorali con un programma di sola spesa, è bellissimo andare in piazza e dire che rinegoziamo il debito, a quel paese i cattivi, aumentiamo il salario minimo e spendiamo spendiamo spendiamo. Saranno tutte cose infattibili? Poi ci pensiamo, adesso c’è la rivoluzione.

Ma va bene così. Facciamo la rivoluzione compagni, e non pensiamo troppo a quello che proponiamo altrimenti ci viene il mal di testa.

Ecco finalmente cos’è la rivoluzione: non un brunch domenicale, non un apericena rinforzato. La rivoluzione è una presa di posizione spensierata.

 

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Titolo dell’articolo rubato a @pinucciotwit

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