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Ma non hai paura?

Dai, stai tranquillo che andrá tutto bene. Tornare a casa, rivedere vecchi amici, perderne alcuni, ritrovarne altri. Quanto tempo! Che fai adesso, cosa studi? Lavori? E dove? Ah, Parigi..vabbé dai, speriamo non succeda piú nulla.

Ora, andare in vacanza significa anche annoiarsi, per esempio affrontando sempre le stesse conversazioni. Non é vero che tutto va bene ed é perfettamente sotto controllo. Parigi é bellissima, ma di sola bellezza, come di solo mare, arancine e sole non si vive. La sicurezza in Francia lascia a desiderare, e l’incompetenza di servizi e polizia francesi fa preoccupare: com’é possibile che un camion sia parcheggiato a lungo dove non potrebbe, e com’ é possibile che possa uccidere cosí tante persone?

François, abbiamo un problema.

Le falle della sicurezza, ma anche l’oggettiva impossibilitá di tenere un paese di 65 milioni di abitanti interamente sotto controllo. Allora paura. Ma paura di cosa ? Paura di prendere la metro, andare a teatro, stare in luoghi pubblici ? No. Evitare il concerto di Springsteen o il Festival Rock en Seine o i Muse live agli Champs de Mars perché qualcosa potrebbe succedere? Nemmeno per idea. Un po’ di sano fatalismo misto a rassegnazione: probabilmente succederá qualcos’altro prima o poi, ma non posso non godermela per questo.

Paura non di saltare in aria durante il concerto di Springsteen, ma di non vedere una soluzione di lungo termine. Di fronte alla crescita esponenziale dei populismi, e dopo feroci attentati che ci hanno ferito nel profondo cerchiamo di razionalizzare. Quale la soluzione? Politiche lungimiranti che mirino ad integrare immigrati e francesi di seconda generazione, che diano loro la possibilità di realizzarsi ed essere felici. Ma le belle parole e intenzioni si scontrano con un panorama politico e sociale che è sempre più fragile. Da mesi tira un’aria sempre più tesa in Francia. I falsi allarmi, le grandi contestazioni e gli scontri tra polizia e manifestanti, un sentimento di nazionalismo che cresce. Risposta inevitabile dopo gli attentati dell’anno scorso, il sentirsi “più francesi”. Ma che ci mette poco a degenerare: mi sento più francese, tu non sei francese, sono meglio di te, vai via. Ed un contesto politico deprimente: il Front National in alto nei sondaggi, un partito socialista incapace di dare risposte a quella parte della popolazione che ne avrebbe più bisogno. E così sembra proprio di essere chiusi in un circolo vizioso, in una profezia che non puo’ far altro che autorealizzarsi: nuovo attentato, nuova paura, incapacità del governo di dare risposte lungimiranti e progressiste, crescita del Front National nei sondaggi. E di nuovo, nuovo attentato, nuova paura. Paura che tutte le nostre certezze e sicurezze crollino sí. Ma non a causa dello straniero, non dell’africano incontrato di notte per strada o del maghrebino sulla metro.

Non a causa di un attentato, non per colpa « loro ». Per colpa nostra: spettatori stanchi e impotenti, testimoni di un declino che abbiamo giá dato per inevitabile. Incapaci di dare una soluzione di lungo termine. Esiste una parte della società che sta male, è infelice e cerca riscatto. Non l’abbiamo vista perchè era ed è lontana dal nostro sguardo, in periferia, nelle banlieues, quasi in un altro mondo.

Non calci nel sedere, ma abbracci.

“Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.”

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