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Cuore e calcestruzzo

È martedì sera, seconda settimana di lavoro: sono stanco. Mr Robot e a letto presto.

Mercoledì mattina, notifiche BBC sul cellulare: “Earthquake kills at least 30 in centre Italy”.

Mercoledì sera, Repubblica: i morti sono almeno 70.

Giovedì mattina: 150.

Giovedì sera: 250.

E stasera? E domenica? E tra un mese?

E fino a quando continueremo a contare?

A queste piagge
Venga colui che d’esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E’ il gener nostro in cura
All’amante natura.

Ma dove finisce la tristezza per una catastrofe naturale imprevedibile e inizia la rabbia per delle case e delle scuole, ufficialmente costruite secondo misure antisismiche, e poi crollate nel giro di qualche minuto?

Non avevamo già pianto sette anni fa e non ci eravamo detti che non bastano le lacrime ad impastare il calcestruzzo? Perché continuiamo a scommettere sulle nostre vite e non facciamo prevenzione, sperando di sfangarla all’italiana anche stavolta?

Poi i vigili del fuoco, la croce rossa, i volontari. Ma chi sono gli eroi? Ho sempre pensato e penso tuttora che esistano solo nei fumetti. Nel mondo reale esistono uomini e donne coraggiosi, pronti a mettere da parte le stronzate della vita di tutti i giorni per salvare una bimba o una anziana sepolta sotto le macerie.

E nel mare di oscenità in cui nuotano social e certi media, quella bambina salvata dopo 16 ore di scavi è come fosse tutta l’umanità.

Lazio, Marche, Umbria: non siete così soli.

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