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Giovanni Falcone, uomo

“Eroe” è un termine che non mi è mai piaciuto. Creare degli eroi ci aiuta a liberarci da ogni colpa: quell’uomo era un eroe, mica una persona normale, e quello che ha fatto lui non possiamo mica farlo tutti. E’ un termine che ci giustifica per quello che non abbiamo fatto, non abbiamo avuto il coraggio di fare e non faremo mai. E’ un termine che crea una distanza abissale tra chi dell’eroe parla e chi l’eroe è. Due mondi paralleli, in cui l’uomo normale non potrà mai comportarsi come l’eroe. E se invece quello che faceva l’eroe non era eroico, ma normale?

Non eroe ma uomo che faceva il proprio dovere con coraggio, determinazione e senso di giustizia in un mondo in cui erano e sono in pochi a farlo.
Non veneriamo Giovanni Falcone come l’eccezione alla regola, ma ricordiamolo come quella che sarebbe dovuta, e dovrebbe essere ogni giorno, la regola.

Falcone

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Diario di un black bloc

Il black bloc è colto nel momento del risveglio a giorno fatto, in quanto per tutta la notte è stato sommerso dai suoi onerosi impegni intellettuali. Una volta alzato deve scegliere tra il caffè (solo se prodotto dalle comunità indigene dell’America Latina) e la spremuta d’arancia (solo se prodotta con arance 100% bio).

Il black bloc passa il resto della mattinata cercando informazioni su come costruire delle molotov sul suo i-Pad. Ma attenzione: lui non ama la violenza e non è violento. Sono la società, il turboliberismo e l’ipercapitalismo sfrenato che lo costringono ad utilizzare tali strumenti di protesta.

Finalmente è ora di pranzo, ed il black bloc puo’ scegliere se nutrirsi dei prodotti del suo orto o mangiare fuori. Spesso, il black bloc pranza da McDonald’s. Ma attenzione: non perché egli sia asservito alle multinazionali turbocapitaliste e iperliberiste sfrenate, ma perché mangiare da McDonald’s aiuta il black bloc a capire meglio come sovvertire tale sistema.

Il pomeriggio è dedicato allo studio del lancio di pietre. Il black bloc vive solitamente in una casa grande e spaziosa, con un ampio giardino, ed è proprio lì che sperimenta nuove e nuove tecniche di lancio.

Per cena, il black bloc ama andare in posti incontaminati e dove il capitalismo non ha attecchito. Per fare ciò, è costretto a prendere la Volkswagen di papà. Ma attenzione: non perché lui, il black bloc, sia asservito alle multinazionali dell’auto. La macchina di papà è solo un mezzo per combattere il capitalismo che essa stessa rappresenta.

Il black bloc torna a casa a tarda sera, soddisfatto dopo una giornata piena di nuove scoperte. Posteggiata la macchina di papà in garage, il black bloc entra in casa dalla porta secondaria, salendo le scale. Infatti, il black bloc cerca di contrastare in ogni modo possibile le multinazionali dell’ascensore.

Finita la giornata, il black bloc si corica sul suo letto a una piazza e mezzo. E spenti iPad e iPhone, sogna e sogna di come sconfiggere la globalizzazione.

Il turbocapitalismo ha i giorni contati.

diario di un black bloc

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Primavera non bussa

Ritardi, cemento fresco, appalti. Ciascuno è libero di avere la propria opinione su Expo: una schifezza, una roba inutile, una figura di merda, eccetera eccetera. Opinioni legittime. E poi a noi italiani piace parlare male di quello che facciamo, ci piace screditarci. Augurarci che quello che facciamo vada male perché ci piace commiserarci. Ci piace che le cose vadano male, per poterne parlare male, poterci lamentare di quanto siano andate male e continuare a dire che andrà sempre tutto male. Politici corrotti, vergogna, lanciamo uova e sporchiamo tutta Milano.

Bene, ma non benissimo.

Vista da fuori invece Expo è una grandissima occasione. Il processo che ha portato all’inaugurazione di oggi non è certo stato ideale, ma è andata così e non possiamo tornare indietro. Che non significa dire che va tutto bene, i ristoranti sono pieni e l’ottimismo è il profumo della vita. Parliamo di sicurezza sul lavoro, parliamo di cosa è mancato nell’organizzazione e di come una prossima volta potremo fare meglio. Il rancore ed il masochismo tipicamente italiani di chi tifa sempre contro però non ha più senso adesso: il giudizio su Expo sarà un giudizio sull’Italia, non su Renzi, non su Salvini o Pisapia. Adesso c’è solo da augurarsi che vada tutto alla grande.

Per l’Italia, che piano piano si sta rialzando, e per Milano, che merita le cose più belle del mondo. Che Expo possa segnare l’inizio di una bellissima primavera.

Expo

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