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Sinistra, ecologia e tzatziki

Chi oggi festeggia Tsipras, ieri si lamentava del fatto che la vittoria PD alle europee fosse quasi illegittima a causa della bassa partecipazione al voto.

Chi oggi festeggia Tsipras, che ha preso 149 seggi con il 36%, domani in Parlamento si lamenterà del premio di maggioranza dell’Italicum.

Chi oggi festeggia Tsipras, che ha evidentemente vinto anche con i voti di chi in Grecia tradizionalmente vota a destra e che adesso sta formando un governo con un partito di destra, domani ricomincerà a lagnarsi di Renzi e delle larghe intese.

Chi oggi festeggia Tsipras finge di dimenticare che la Grecia deve 40 miliardi all’Italia e che se effettivamente si dovesse arrivare ad una rinegoziazione del debito, parte di quei 40 miliardi non li vedremo mai più. Ma dopodomani, quando il governo Renzi innalzerà una tassa x per far fronte ai miliardi non rientrati dalla Grecia, quel qualcuno che oggi festeggia Tsipras scenderà in piazza contro l’ingiusta tassa del governo cattivo.

Insomma, reazioni opposte a situazioni quantomeno simili.

Ed è bellissimo fare campagne elettorali con un programma di sola spesa, è bellissimo andare in piazza e dire che rinegoziamo il debito, a quel paese i cattivi, aumentiamo il salario minimo e spendiamo spendiamo spendiamo. Saranno tutte cose infattibili? Poi ci pensiamo, adesso c’è la rivoluzione.

Ma va bene così. Facciamo la rivoluzione compagni, e non pensiamo troppo a quello che proponiamo altrimenti ci viene il mal di testa.

Ecco finalmente cos’è la rivoluzione: non un brunch domenicale, non un apericena rinforzato. La rivoluzione è una presa di posizione spensierata.

 

Schermata 2015-01-26 a 12.39.38

 

Titolo dell’articolo rubato a @pinucciotwit

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Καληνύχτα, compagni

Elettricità gratuita, buoni pasto, sconti per le medicine, ripristino della tredicesima, cancellazione della tassa sulla casa, aumento da 5 a 12 mila euro la soglia di reddito esentasse, aumento del salario minimo da 586 a 751, rinegoziazione del debito.

Il programma elettorale di Syriza sembra un “Piccolo Principe” della politica.

Finché il voto viene concepito come “scegli tra quelli cattivi che ti impongono l’austerità e quelli buoni che spendono tanti soldi per te” non è difficile capire cosa sceglierà l’elettorato.

Testa vinci 10 euro, croce ne perdi 5: cosa scegli?

Ma il programma di Tsipras è pura demagogia e, lo sa perfettamente anche il nostro Robin Hood.

Vuoi rinegoziare il debito? Non ti conviene perché il tuo paese ha bisogno dell’ultima tranche di aiuti della Troika. Anche gli investitori non la prenderebbero benissimo: chi vuole dare soldi ad un Paese che chiede di rinegoziare il proprio debito? E la Grecia ha disperatamente bisogno di investimenti.

E il quantitative easing? Lo sa bene Tsipras che il suo paese è in deflazione e la misura straordinaria annunciata da Draghi porterebbe grande sollievo. Ma fa finta di non aver letto la piccola clausola in basso all’ultima pagina, che dice che lo stimolo monetario è legato al “good behaviour”. E d’altronde perché mai la BCE dovrebbe comprare con soldi dei paesi della zona euro i bond di un Paese che vuole rinegoziare il debito o ricominciare a spendere demagogicamente così tra un po’ di tempo punto e a capo?

Tsipras sa perfettamente di avere un’autostrada davanti a sé per le elezioni di domani, ma sa anche che gran parte di quello che propone non sarà mai fattibile. Dice a gran voce di volere una maggioranza assoluta (gli servirebbe circa il 37%), ma così fosse chi potrebbe incolpare tra qualche mese, quando non solo non avrà potuto rinegoziare il debito ma anche buona parte delle altre proposte elettorali si saranno rivelate pura demagogia?

La verità è che non vuole una maggioranza assoluta, perché sa già che non potrà mai applicare il suo programma. Meglio di certo una maggioranza in coalizione con Pasok, così tra qualche mese il colpevole delle mancate riforme, nemico del popolo, servo delle banche sarà Papandreu.

E nel frattempo parte dall’Italia la Brigata Kalimera: Civati, Vendola e Fassina a prendere lezioni da Tsipras perché “Syriza dimostra che la sinistra puo’ vincere e governare in Europa”. La sinistra di lotta e di governo, la sinistra dura e pura.

La sinistra di chi si affretta ad autoproclamarsi leader di spazi rimasti temporaneamente vuoti e che preferisce partire per la Grecia a prendere lezioni di demagogia piuttosto che restare a casa a lavorare.

Καληνύχτα, compagni.

Pre-election rally of the leader of the main opposition left wing party Alexis Tsipras in Athens

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Famiglia tradizionale ®

Un convegno patrocinato da Expo sulla “famiglia tradizionale”.

Fior fiore di sociologi che, evidentemente dopo una laurea ad Oxford e un dottorato ad Harvard, affermano che “le donne sposate sono più felici”, “di mamma ce n’è una sola, di papà ce n’è uno solo”.

La crème de la crème di giornaliste che, dopo aver pubblicato libri di successo come “Sposati e sii sottomessa”, affermano che l’accudimento, si sa, è femmina, perché “mio marito non sente la notte, non è colpa sua se non si alza a prendere il bambino” (ihih, k simpatika).

Un ragazzo che garbatamente vuole fare una domanda provocatoria a fine conferenza, un po’ in controtendenza con il mood del meeting che era “ce la cantiamo e ce la suoniamo”, che viene preso a maleparole e trascinato via tra urla e cori da stadio contro di lui.

Fin qui tutto normale.

Eppure mi manca qualcosa. O qualcuno.

Cioè, ok c’era lo startuppizzatore della macro regione (a proposito capo, come siamo messi con l’introduzione del MARONETM come moneta ufficiale sopra il Po?). E c’era anche Roberto Formigony, uomo vero e simbolo di mascolinità. C’era Maurizio Lupi, ed era tanto che non lo vedevo. Da buon lupetto comunionato e liberato, si è presentato anche lui.

E ok con la famiglia tradizionale, via dalle palle finocchi e invertiti vari, va tutto bene.

Ma mi manca ancora qualcos….ah! Ecco! Ho capito! Illuminazione! Era così evidente, avevo la risposta proprio sotto gli occhi!

Mancava il prete condannato dalla Santa SedeTM per abusi su minori! Come aveva fatto a sfuggirmi?

Don Mauro Inzoli, aka “don Mercedes”, era stato ingiustamente obbligato a “vita privata” dalla SSTM in seguito alla condanna per abusi su minori. Ma l’amore è più forte dell’odio, e proprio per amore don Mercedes ha deciso di prendere parte alla Conferenza.

Grazie, caro don Mauro, per la sua presenza e per averci ricordato ancora una volta, in tempi in cui la famiglia ed i valori tradizionali vengono messi in discussione, quali sono i principi fondamentali di chi quella famiglia e quei valori tradizionali li difende.

Amen.

 

famiglia tradizionale

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Se la sono andata a cercare

Sì, però se la sono andata a cercare. Due ragazzine che partono per la Siria e poi ci costringono a sborsare milioni di euro per riportarle a casa. Le avrei lasciate lì, avremmo anche risparmiato un sacco di soldi.

E Charlie Hebdo? Va bene scherzare e fare vignette, ma ad un certo punto si supera il limite. Perché dover continuare a fare vignette su Maometto se poi sai che i musulmani si incazzano? E’ solo una provocazione. Per carità, a me facevano anche ridere le vignette su Allah e Maometto, ma quelle sulla trinità e sul Papa erano volgari e non andavano pubblicate. Erano di cattivo gusto. Per questo io #nonsonoCharlie.

Parole quasi compiaciute, proferite da chi nella propria vita ha sempre deciso di non esprimersi, di evitare di farlo o di farlo all’interno delle mura di “ciò che è socialmente e moralmente accettato”.

Ho rinunciato al sogno di partire per l’Africa a fare volontariato perché ho avuto paura. Ho rinunciato al giornalismo d’inchiesta perché stava diventando pericoloso. Ho rinunciato a quello che intimamente sono e sarei voluto diventare semplicemente perché non me la sono sentita.

Poi spuntano Vanessa e Greta o i vignettisti di Charlie Hebdo. E quando vedo la loro libertà mi sento bruciare dentro, perché loro hanno avuto il coraggio di essere se stessi e io no.
Allora me lo auguro che le cose vadano storte. Lasciamole in Siria quelle bambine viziate, a quel paese quei vignettisti screanzati.

Tifare contro Vanessa e Greta e i vignettisti di Charlie Hebdo perché ci dimostrano il nostro fallimento, perché ci ricordano ciò che avremmo voluto essere ma in cui non abbiamo mai avuto il coraggio di credere: noi stessi.

A me torna sempre in mente la splendida illustrazione di Gianni, pubblicata a fine Agosto 2004. Enzo Baldoni era appena stato ucciso in Iraq e Libero titolava che, appunto, “se l’era andata a cercare”.

Liberi come Enzo, Vanessa, Greta, i vignettisti e giornalisti di Charlie Hebdo e tanti altri.

 

baldoni

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La satira benpensante

“La satira e’ si’ libera, ma la liberta’ di ridere e deridere finisce quando la battuta o la vignetta si trasformano in offesa”.

“Sono ok le battute su religione e temi caldi, ma bisogna tenere conto delle sensibilita’ individuali”.

“Se sai che qualcuno e’ suscettibile allora non vai a fare una vignetta provocatoria”.

Ma di cosa stiamo parlando?

La satira nasce libera, libera di prendere in giro scorrettamente tutto quello che le pare.

E allora le sensibilita’ individuali e i temi caldi e chi si puo’ sentire offeso? Semplicemente non possono essere un limite!

Possiamo discutere di cosa sia di cattivo gusto e di cosa non lo sia, ci mancherebbe. Non dobbiamo tutti ridere alle stesse battute e ciascuno ha la propria sensibilità. Ma giudicare una vignetta “illegale”, “immorale”, bannarla, bandirla, chiederne la rimozione perché contraria alla nostra sensibilità o ai nostri valori, va contro ogni principio di libertà.

Non mi piace quella vignetta? Non la leggo

Mi offende quella battuta? Non la ascolto

Quel disegno mi sembra irrispettoso? Non lo guardo.

Mi sembra cosi’ semplice.

E invece no: se non sono d’accordo su qualcosa e mi sento offeso, quella cosa va rimossa, cosicche’ nessuno la possa piu’ vedere.

Perche’ la sensibilita’ individuale, l’anarchia, qualcuno ci rimane offeso, perbenismi e ipocrisie varie.

Perche’ ci siamo autonominati giudici di moralita’, perche’ noi siamo per i buoni sentimenti e predichiamo in giro che “la tua liberta’ di disegnare una vignetta finisce quando qualcuno se ne puo’ sentire offeso”.

Perche’ alla fine vogliamo solo un’esistenza pacifica e serena, e ci piace parlare di liberta’ solo nel caldo del nostro salotto, con un bicchiere di vino in mano.

Chi oggi invoca un “galateo” nella satira forse dovrebbe smetterla di parlare di liberta’ di espressione e tornare ad occuparsi delle piante del proprio giardino.

giardiniere

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