Insopportabilia

La passeggiata con molestie

“Shoshana B. Roberts ha camminato lungo le strade di New York per dieci ore indossando un jeans e una T-shirt nera. Davanti a lei un complice con una videocamera nascosta che ha ripreso la sua passeggiata. Durante il suo girovagare sono stati intercettati almeno 100 complimenti e commenti degli uomini che l’hanno incrociata.

‘10 Hours of Walking in NYC as a Woman’ è uno dei numerosi esperimenti contro le molestie di strada, realizzato da Rob Bloss per l’associazione no-profit ‘Hollaback!’ che si occupa di sensibilizzare sul tema tramite l’educazione e l’insegnamento.”

Tam-tam sui social da quasi un mese, diverse riproduzioni dell’esperimento nei cinque continenti. Ultima ma non ultima la versione barese, pubblicata oggi sul sito di Repubblica.

Come da tradizione, ci si divide in due schieramenti:

– Schieramento 1, “l’utero è mio e lo gestisco io”: i video mostrano come tutto il mondo sia paese; tutti gli uomini sono uguali e pensano tutti alla stessa cosa; la vita è impossibile per una ragazza in qualunque città del mondo; voglio essere libera di girare per la città senza ricevere commenti/avances; siamo delle vittime in questo mondo maschilista.

– Schieramento 2, “maschio alfa”: nei video non ci trovo nulla di male; adesso non si possono nemmeno più fare i complimenti ad una bella ragazza; se non voleva ricevere quei commenti e quelle avances se ne poteva stare a casa; dai si stava scherzando; facciamo poco le preziose; queste donne che fanno sempre le vittime.

Come da tradizione, entrambi gli schieramenti suscitano in me intense rotazioni ataviche.

Ma cos’è una molestia?

Essere seguite per strada da uno sconosciuto che ti dice quanto gli piacerebbe portarti a letto è una molestia sessuale, ovviamente.

Ovviamente anche un “ti porterei a letto” o un “ti farei questo o quell’altro” è molestia. Ed i miei congeneri che si abbandonano a tali commenti mi fanno piuttosto ribrezzo.

La sostanziale differenza tra la passeggiata solitaria di un uomo e quella di una donna e’ che l’uomo non si sentira’ mai minacciato, implicitamente o esplicitamente, di stupro, mentre la donna si’. Se pero’ ogni parola rivolta da uno sconosciuto ad una donna e’ considerata molestia a causa dell’implicita differenza tra i sessi e il fatto che ogni uomo sia in potenza “uno stupratore” allora tutto è molestia.

Un “sei bellissima” che finisce là è molestia? Un “sei uno splendore” buttato lì senza alcuna pretesa è molestia? Io direi di no.

E allora lo schieramento 1 di cui sopra controbatte: per te non sarà molestia, ma a me dà fastidio sentirmi dire anche “sei bella” da uno sconosciuto e voglio potermi sentire libera di camminare per strada senza che nessuno mi infastidisca in alcun modo.

E allora chiamiamo “molestia”  tutto ciò che ci dà fastidio perché non richiesto.

Per cui mi sento di poter affermare con ragionevole certezza di venire “molestato” ogni giorno da circa il 99% della popolazione parigina, ripetutamente. Quando attraverso la strada, quando compro il pane o faccio la spesa. Per non parlare della sconosciuta che l’altra volta si è permessa di lanciarmi un sorriso sulle scale mobili (Valentina, su, si fa per dire).

E insomma, forse meglio stare attenti a cosa si definisce “molestia”, ché altrimenti un termine che dovrebbe definire una condotta grave e deprecabile rischia di perdere di significato.

Che fa, diciamo che alcune delle parole del video erano molestie ma che tante altre invece no?

Cento molestie

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