Insopportabilia

Il Gattopardo siamo noi

“Perché al palermitano piace ricordare. Palermo è tutto, è troppo, è affetto. A Palermo la birra con gli amici è più fredda, più buona. Questa città è fuori e fuori è tutto più bello. Perchè Palermo non appartiene al secolo duemila: è rimasta nel novecento e a me piace, a me sta bene cosi. Perché Palermo cresce, ma lentamente, e penso sia meglio cosi. Noi Palermitani non ci sapremmo abituare a tutto questo, a tutta questa fretta, Palermo è cosi bella ca m’acceca.”

La lettera scritta dall’assistente di volo Carola Manzella e pubblicata su Balarm sta avendo grande successo sui social.

La leggo, la rileggo e la leggo ancora. Mi dico: sei un bacchettone (ed in realtà non sono il primo a dirmelo). E allora mi freno. Ma poi dico: leggiamola un’ultima volta.

E proprio non ce la faccio: la trovo stucchevole, naif, irritante. La perfetta rappresentazione sotto forma di favoletta banale di quell’atteggiamento tipico del Palermitano naif/radical/pseudo intellettuale-illuminato/finto amante della propria città, che ogni giorno si dice dispiaciuto che a Palermo “le cose non funzionino”, ma allo stesso tempo giustifica le inefficienze, la sporcizia, la lentezza, il cattivo funzionamento di tutto ciò che è pubblico, in nome di una filosofica malinconia accoccolata.

Sì, le macchine in doppia fila fuori dall’aeroporto sono una seccatura, ma mi fanno sentire a casa.

Sì, la città è sporca, sporchissima, e me ne dispiace, ma se non fosse sporca non sarebbe Palermo.

Sì, gli sfincionari che si aggirano per il centro sono tutti abusivi, è vero, ma lo sfincione mangiato per strada ha tutto un altro sapore.

Sì, è vero, le cose a Palermo non cambiano mai: le amministrazioni cambiano, ma la città rimane sporca, malfunzionante, abusiva.

Torniamo a Palermo e dobbiamo di nuovo chiedere lo scontrino in gran parte dei negozi in cui entriamo.

Torniamo a Palermo e per uscire in macchina la sera dobbiamo avere sempre pronto in tasca l’euro da dare al posteggiatore abusivo, ché sennò te la sfascia, la macchina.

Torniamo a Palermo ed è sempre tutto uguale a come lo abbiamo lasciato.

Ma Palermo è bella. E a noi piace lasciarci accarezzare e intorpidire da questa sporca, degradata, franante bellezza.

Perché Palermo va cambiata ma non va cambiata, perché é bella così. Perché Palermo se fosse più efficiente sarebbe meglio ma non sarebbe Palermo. Perché perché perché Palermo siamo noi, nuatri.

Perchè il mare, il caldo, il sole e tanto sentimento.

 

Perché il Gattopardo non è Palermo, né la Sicilia: siamo noi.

 

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