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Ragazzo, fratello, figlio ma non cittadino

“Tutti assolti, come è giusto che sia. In questo Paese bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, ad essere puniti per colpe non proprie”.

Arriva l’assoluzione in appello per tutti gli imputati del processo Cucchi, ed è questo il comunicato di Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap.

Insomma: Stefano Cucchi, te la sei andata a cercare. Eri un drogato, conducevi una vita dissoluta e hai avuto quello che ti meritavi.

Probabilmente i lividi e le lesioni vertebrali te li sei fatti cadendo dalle scale, sotto l’effetto di qualche droga.

E le bruciature di sigaretta chissà come te le sei procurate: vai a capire tu cosa passa per la testa di un tossicodipendente.

E’ vero: hai perso dieci chili in sei giorni e ti hanno trovato disidratato. Ma di nuovo: eri un drogato, un emarginato, un malato: probabilmente sei stato tu ad autoinfliggerti tutto questo.

Stefano Cucchi: ragazzo, fratello, figlio. Ma non cittadino. O almeno, non cittadino di serie A. Cittadino di serie B forse: uno di quegli emarginati che solitamente scompaiono così, senza troppo clamore.

E’ che stavolta quella caduta dalle scale ha fatto più rumore del solito.

 

Le sentenze si rispettano sempre. Ma a volte si prova anche un indescrivibile senso di vergogna.

Cucchi

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