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Ma Pippo Pippo non lo sa

Unmilionenovecentonovantanovemilanovecentonovantanove:           il numero di volte in cui Pippo Civati, dalle primarie di Dicembre 2013, ha minacciato di uscire dal PD. L’ultima proprio qualche giorno fa, tema l’articolo 18: “rischio scissione reale”, ha detto.

Caro Pippo, quando quasi un anno fa si votava per le primarie del PD, lo si faceva nella convinzione che avrebbe vinto Renzi ma che tu saresti stato/diventato una voce autorevole all’interno del partito, che lo avresti trascinato un po’ più a sinistra. Sui diritti civili per esempio, tema sul quale il PD è sempre andato col freno a mano.

In questi mesi ho visto ben poche proposte concrete, pochissime azioni da politico maturo e lungimirante.

Invece tante, tantissime lagne, un’infinità di post e battutine adolescenziali su Renzi e di giochetti del tipo “rischio scissione nel PD, anzi no, aspetta forse sì, adesso mi faccio il mio partito a sinistra, no stavo scherzando eccetera eccetera”.

Con quali conseguenze? Che chi ti voleva nel PD a spostare il baricentro del partito più a sinistra in modo costruttivo si è rotto le balle. E chi ti voleva fuori dal PD, a dar vita ad un fantomatico “nuovo progetto di sinistra alternativo al PD”, anche lui si è rotto le balle.


Pippo: basta, dai.

 

 

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Susy in the sky with diamonds

“E’ finito il tempo delle deleghe in bianco. Da lunedì assemblee in tutti i luoghi di lavoro e mobilitazioni in tutti i territori con strumenti sia classici che creativi. Sarà l’inizio di una stagione di mobilitazione che si articolerà non solo con le grandi manifestazioni, ma anche in tutti i territori. Tutta la discussione di questo periodo è puntata a dividere, a partire dal lavoro. Noi dobbiamo fare quello che sappiamo: unire i lavoratori”.

Ogni volta che sento parlare Susanna Camusso mi sembra di entrare in una macchina del tempo e tornare a venti, trenta anni fa.

Nel frattempo però il mondo della produzione e dei consumi è cambiato. Il ciclo di vita di prodotti e aziende è cambiato.

Come ha scritto Ivan Scalfarotto sul suo blog qualche giorno fa “il problema della tutela del lavoro oggi sta proprio in questo tipo di passaggio, dinamico, da un lavoro all’altro e non può consistere nel forzare il mercato del lavoro in un contesto statico che semplicemente non esiste più. Una persona che entrasse oggi nel mondo del lavoro avrebbe la realistica aspettativa di cambiare almeno 7 posti di lavoro nell’arco della sua vita lavorativa. Questo è il mondo di oggi, e non riconoscerlo, come fa il sindacato, significa semplicemente ignorare un dato di realtà.”

E invece no: azienda=cattivi, lavoratori=buoni, Renzi+Marchionne=cattivissimi. Capitale vs. lavoro.

Questo articolo non è un invito a liberarsi dell’articolo 18 o ad accettare il Jobs Act così com’è senza battere ciglio. Tutt’altro. Se ne discuta, se ne parli nei contesti adatti e lo si migliori.

Ma con in mente una cosa fondamentale: che il mondo di oggi non è quello di trent’anni fa.

 

 

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Insopportabilia

E allora le foibe?

Il nuovo governo lavora sulla riforma del mercato del lavoro.
E allora la riforma della giustizia?

Il nuovo governo lavora sulla riforma della giustizia.
E allora il mercato del lavoro?

Il nuovo governo fa qualcosa.
E allora tutto il resto?

I telegiornali parlano dei militanti dell’Isis che decapitano uomini americani, inglesi e francesi.
E allora tutte le persone che muoiono ogni giorno in Burundi?

La Juve è stata condannata per Calciopoli.
E allora l’Inter che è stata prescritta?

E’ triste vedere ogni giorno le immagini dei migranti morti nelle acque del Mediterraneo.
E allora gli italiani che non arrivano a fine mese?

Le liquidazioni milionarie di alcuni top manager sembrano eccessive.
E allora il libero mercato?

Il mondo dello show business mi sembra superficiale.
E allora tutti gli altri mondi superficiali?

E così via.

La controargomentazione che prende la forma del puntare il dito verso altro, in una gara destinata a non finire mai, perché c’è sempre altro verso cui puntare il dito.

L’infinito “E allora..” di chi pensa di saperla sempre più lunga, su qualsiasi tema.

L’eterno ritorno dell’arroganza di chi crede di essere tra i pochi eletti a capire il senso vero delle cose.

Ammutoliti di fronte alla potenza delle controargomentazioni, come reagire?
Meglio sdrammatizzare e concedersi un po’ di relax.
Sull’esempio del buon Paviglianiti, con una bella zuppa calda.

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