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Costa cara la Costa Rica

Peccato, la frustrazione a fine partita è tanta. La netta sensazione è di non averci provato nemmeno. Una squadra stanca, lenta, prevedibile e con poche idee, che si sveglia solo per dieci minuti verso la fine del primo tempo, quando Pirlo intuisce che i cinque difensori ed i quattro centrocampisti avversari vanno scavalcati con lanci di prima per uno dei nostri che corre in avanti. A fine partita Marchisio dirà che la fiacchezza azzurra è stata in parte causata dal caldo: eppure mi pare che nessuno dei nostri giochi nel campionato Groenlandese o in quello del circolo polare artico, così da giustificare la completa incapacità di sostenere fisicamente le temperature brasiliane. Ci siamo ritrovati di fronte una squadra veloce e coraggiosa, che ha meritato di vincere la partita e alla quale non possiamo che augurare altre soddisfazioni nel corso del Mondiale.

“Tanto sappiamo come va a finire. All’ultimo minuto dell’ultima partita con qualificazione appesa a calcoli che neanche il teorema di Fermat”, era stata la previsione azzeccata di Vittorio Zucconi a inizio partita. I giornali sportivi scrivono che adesso “basterà non perdere con l’Uruguay”, che è esattamente la mentalità giusta per prendere sei gol nel match decisivo di martedì pomeriggio. Poche storie, entrare in campo per il pareggio contro Suarez e Cavani, che devono giocarsi il tutto per tutto, significa uscire dal Mondiale con certezza matematica.

Ottenere una qualificazione con serenità non è da Italia: dai Mondiali del ‘94 il nostro passaggio del turno è stato legato all’ultimo match del girone, sempre decisivo. E anche nel 2006, perdendo contro la Repubblica Ceca, dopo aver battuto il Ghana e pareggiato con gli USA, saremmo usciti. Nel 1982 addirittura pareggiamo tutte e tre le partite del girone, passando da seconde e con soli tre punti. Insomma, siamo fatti così, e anche nelle annate più felici abbiamo sofferto per passare agli ottavi. Quello che è certo però è che la squadra vista in campo contro la Costa Rica non ha convinto pressocché in nessun reparto: un cambio di marcia è necessario. E sono sicuro che Prandelli vorrà giocarsela fino alla fine.

Nella foto in basso, le mani in faccia di Balotelli, sconsolato per aver sbagliato davanti al portiere sullo 0-0. Qualcuno dice che “se Balo avesse segnato sarebbe stata un’altra partita”. Ma lasciamo questi periodi ipotetici alle dichiarazioni di Mazzarri post sconfitte dell’Inter in campionato.

Cambiando argomento e passando al gruppo E, ieri sera una Svizzera piuttosto spenta è andata a sbattere contro la corazzata francese.
Se pensiamo che qualche mese fa, tramite referendum, il popolo svizzero ha deciso di introdurre i “contingenti degli stranieri” (i Cantoni dovranno decidere il numero massimo di stranieri che potrà annualmente lavorare in Svizzera), fa davvero sorridere leggere i nomi dei giocatori della nazionale elvetica: Bürki, Djourou, Rodriguez, Behrami, Xhaka, Shaquiri, Seferovic, Mehmedi, Gavranović, Drmic e così via. “Heidi in panchina a mungere capre” (anche qui, cit. Vittorio Zucconi).

Italia-Costa Rica

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2 thoughts on “Costa cara la Costa Rica

  1. Domenico Romano ha detto:

    Condivido l’analisi ma spesso mi coglie un dubbio atroce. E se Prandelli avesse sbagliato tutto? E se il tiki taka, o meglio questa specie di tikitaka non fosse il nostro calcio? In fondo abbiamo vinto 4 mondiali giocando piu o meno in contropiede. Speculativo o manovrato come nel 1982 e nel 2006. Il calcio un po’ esprime il nostro modo di essere. Siamo contropiedisti. Occupiamo gli spazi lasciati liberi e ci fiondiamo. Cosi con l’avversario. Cosi in politica. Così fa la mafia con lo Stato. Prandelli forse inconsciamente vuole invertire questa forma mentis, questa tendenza al contro gioco e a fare il furbetto. Vuole giocarsi la partita a viso aperto e da protagonista. E’ un po’ renziano e lo dice lui stesso. Ci riuscira?

  2. Antonia ha detto:

    Sì, bella analisi, sono d’accordo. Comunque noi siamo sempre troppo cauti “in partenza”. Come se ci accingessimo a fare le cose strascicando i piedi. E non vale solo per il calcio

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