iMille

Un voto lungimirante

Sfogliando il programma pentastellato per le elezioni europee una cosa salta immediatamente all’occhio: l’abisso che lo distanzia dalla realtà. Grillo chiede l’abolizione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact, o Patto di bilancio europeo, ovvero la legge che obbliga l’Italia, come gli altri paesi europei che lo hanno ratificato, a rispettare una serie di vincoli fiscali, come l’obbligo al perseguimento del pareggio di bilancio, la riduzione progressiva del debito su PIL. Chiede di indire un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’euro: da mesi ormai i 5 stelle insistono sui benefici che arriverebbero all’Italia da una uscita dall’euro, una conseguente politica monetaria autonoma, ed una svalutazione della valuta nazionale che porterebbe con sé nuova competitività ed autonomia. Beppe Grillo, o “il moVimento”, chiede allo stesso tempo l’adozione degli Eurobond. Ma come: gli Eurobond? Mi sono perso forse qualcosa? Insomma, Grillo vuole uscire dall’euro, non rispettare i vincoli dei trattati internazionali, ma poi finanziare il debito pubblico italiano a livello europeo, che suona tanto come “vogliamo i benefici che possono derivare dall’Unione, ma non ne vogliamo rispettare i vincoli”. Non solo demagogico e fuori dalla realtà, il programma grillino per le elezioni europee si rivela un insieme di slogan erronei e contraddittori tra loro, tipico di chi, in politica, si limita a cavalcare l’onda del malcontento e del malessere generali per portare acqua al proprio mulino, campando sulla certezza che tanto non governerà mai. Facile vincere quando non si puo’ mai perdere: facile vincere quando si gioca a far sempre l’opposizione. Ma risulta piuttosto difficile capire concretamente come un programma economico del genere possa essere applicato nella pratica: di certo suona molto meglio a parole.

Il Fiscal compact non puo’ essere abolito mentre si adottano gli Eurobond, e l’idea di una competitività dell’economia italiana rilanciata da un ritorno alla lira è quantomai lontana dalla realtà dell’economia globalizzata di oggi, dominata dalle global value chains, ovvero catene globali del valore, in cui importazione/esportazione di beni intermedi e frammentazione e dispersione della produzione sono i caratteri dominanti, riducendo sensibilmente i potenziali vantaggi di prezzo derivanti dall’esportazione “diretta” delle aziende italiane sul mercato (per un approfondimento sul tema: http://www.lavoce.info/uscita-dall-euro-svalutazione-esportazioni-importazioni-global-value-chain/). Non ho mai amato l’espressione “voto responsabile”: mi fa pensare ad una sorta di richiesta di sacrificio alla dea “Responsabilità”, in nome di benefici a lungo promessi e mai realizzati. L’appello alla responsabilità da qualche tempo a questa parte suona alle orecchie di tanti quasi come un appello al masochismo. Preferisco piuttosto l’espressione “voto lungimirante”: abbiamo bisogno di una politica europea che possa portarci fuori dalla stagnazione economica, che possa contribuire a creare occupazione, che si batta per l’equità e contro l’ingiustizia dell’evasione fiscale. Abbiamo bisogno di un’Europa dei diritti, che azzeri il gap salariale tra uomini e donne e garantisca libertà all’autodeterminazione in campo sessuale e procreativo. Abbiamo bisogno di un’Europa che lavori per una politica energetica comune, riducendo le emissioni di anidride carbonica, che investa sulle rinnovabili e riduca gli sprechi. Abbiamo bisogno di un’Europa che faccia “l’Europa” in politica estera, che in materia di difesa si muova unita e compatta contro chi è contro la democrazia.

Ovvero abbiamo bisogno di un’Europa che non proponga finte soluzioni irrealizzabili, ma che abbia invece quella marcia in più e quella lungimiranza che sono mancate in questi anni.

Per tutto questo, il 25 Maggio, votiamo per l’Europa, per un’Europa migliore.

 

 

Parlamento-Europeo-by-David-Fernandez

 

[pubblicato 23/05/2014 su imille.org]

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