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Bonus-Renzi e sostegno alle classi meno agiate

L’ Agenzia delle Entrate ha da qualche giorno pubblicato la circolare che rende note le modalità di applicazione del bonus Irpef di 80 euro per lavoratori dipendenti e titolari di alcuni redditi assimilati al lavoro dipendente, previsto dal decreto legge 24 Aprile 2014, n. 66, relativo alla “Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati”. La disposizione del decreto-legge mira ad intervenire con urgenza in materia fiscale col fine di rilanciare l’economia del nostro Paese tramite un abbattimento del cuneo fiscale. Il bonus in busta paga arriva a poco più di un mese dall’annuncio da parte del Presidente del Consiglio, e costituisce senza dubbio uno degli interventi su cui Matteo Renzi sta puntando maggiormente in questi primi mesi del suo governo.

I numeri del bonus

Il decreto prevede che a partire dalle buste paga di Maggio sarà riconosciuto ai lavoratori dipendenti che ne risulteranno titolari un bonus monetario fino ad un massimo di 640 euro annui, ovvero 80 euro al mese considerando che la misura sarà valida fino a Dicembre. L’iniziale idea di agire tramite un rafforzamento della detrazione irpef da lavoro dipendente è stata scartata a favore di un intervento diretto in busta paga. Ad essere interessati dal bonus saranno circa 10 milioni di lavoratori dipendenti, ovvero coloro che percepiscono un reddito annuo da lavoro dipendente o assimilato tra gli 8145 ed i 26000 euro, mentre saranno esclusi i pensionati e buona parte degli incapienti; in quest’ultima categoria, riceverà il bonus chi non usufruisce di detrazione da lavoro dipendente, ma di altro tipo di detrazione (spese fiscali, figli a carico ad esempio). Il bonus di 640 euro sarà interamente incassato da chi percepisce tra gli 8145 ed i 24000 euro lordi annui, mentre per la fascia di reddito che va dai 24 ad i 26000 euro il bonus diminuirà progressivamente fino ad azzerarsi. Se dunque si è evitato di intervenire in maniera frettolosa sulle aliquote Irpef, è pur vero che, come sottolineato da Baldini, Giarda e Olivieri in un approfondito articolo su LaVoce, le aliquote effettive Irpef saranno intaccate: l’aliquota media diminuirà nell’intervallo 8145-26000, mentre quella marginale subirà un forte aumento nella fascia 24-26000, dovuto alla rapida diminuzione del bonus superati i 24000 euro di reddito lordo, fino alla completa estinzione a 26000. La manovra costerà poco meno di 7 miliardi di euro e secondo le stime dello stesso governo porterà ad un beneficio macroeconomico in termini di aumento del Pil di 0.1% nel 2014, 0.3 nel 2015 e 0.4 nel 2016.

L’intervento del governo rappresenta senza dubbio un importante passo avanti nella direzione del sostegno ai redditi più bassi, costituendo un rilevante sollievo monetario per 10 milioni di lavoratori, ma presenta allo stesso tempo degli elementi di criticità che andrebbero approfonditi maggiormente.Si tratta senz’altro di una vittoria politica per il governo Renzi: è capitato di rado negli ultimi anni in Italia che promesse di questo tipo si tramutassero in effettive riforme ed in così breve tempo. La scelta di intervenire tramite un bonus piuttosto che attraverso un rafforzamento della detrazione Irpef da lavoro dipendente rappresenta un altro punto forte del decreto, per il maggiore impatto che un trasferimento monetario sotto forma di bonus puo’ avere sulla percezione, anche psicologica, di chi lo riceve. Un “bonus” è solitamente percepito come una entrata monetaria “in più” rispetto alla ricchezza esistente della famiglia o del lavoratore, e per questo è più probabile che venga speso in acquisto di beni e servizi piuttosto che messo in cassaforte o depositato in banca.  Dall’altra parte la decisione di escludere dal bonus incapienti e pensionati solleva dei dubbi non solo circa l’equità della misura ma anche sulla sua efficacia. Infatti incapienti e pensionati rappresentano due gruppi particolarmente fragili e duramente colpiti dalla crisi, ed una riforma che miri a ridurre la povertà nel nostro paese non puo’ non passare dall’affrontare i problemi di queste due categorie. I pensionati percepiscono un reddito mediamente inferiore a quello dei lavoratori indipendenti (16314 contro 20280 nel 2012), e secondo un rapporto Istat uscito qualche settimana fa ben il 42,6% dei pensionati percepisce meno di 1000 euro al mese di pensione. La mancata considerazione di queste due categorie per il bonus del governo Renzi rappresenta anche una possibile mancata occasione per il rilancio dei consumi e per dare una ulteriore spinta all’economia, considerato che proprio per la situazione economica in cui si trovano, i due gruppi presentano una più elevata propensità al consumo, ed una eventuale entrata monetaria nelle loro tasche potrebbe dare un maggiore impulso alla ripresa dei consumi. Date queste caratteristiche, un intervento che garantisse un sostegno economico, anche inferiore a 80 euro al mese, indirizzato a queste due categorie, non solo comporterebbe un miglioramento delle loro condizioni di vita, ma potrebbe rappresentare un importante sostegno alla ripresa, stimolando ulteriormente la domanda.

Un’altra criticità, sollevata da Pellegrino e Zanardi su LaVoce, è data dal fatto che la divisione del bonus appare eccessivamente rigida, e rischia di causare disincentivi da una parte ed evidente inequità dall’altra. Nella fascia di reddito 24000-26000 euro il bonus decresce in maniera drastica, fino ad azzerarsi a quota 26000: il rischio è che si tratti di un forte disincentivo, per chi si trova in quella fascia di reddito, a fare degli straordinari, considerato il balzo dell’aliquota effettiva Irpef (+ bonus) che si realizza in soli 2000 euro. Dall’altro capo della distribuzione del bonus, nella fascia iniziale, si verifica un simile “balzo”, ma al contrario: la differenza tra chi percepisce 8145 euro annui e chi ne percepisce 8146, ovvero un solo euro, porta all’attribuzione o meno di 640 euro annui, cioè 80 mensili. Se da una parte si tratta chiaramente di un super incentivo per chi si trova al di sotto della “asticella”, dall’altra costituisce un evidente punto di debolezza della riforma. Si tratta di una riforma che va nella giusta direzione e che ha la grande forza di ridare credibilità al governo italiano di fronte ai propri elettori. Solo due mesi fa Matteo Renzi prometteva 80 euro in più in busta paga, e già adesso il decreto è pronto per la sua applicazione. Tuttavia l’assenza di un intervento a supporto dei più indigenti rappresenta un elemento critico, che il governo dovrà necessariamente affrontare: un intervento a favore di incapienti e pensionati rappresenta non solo un punto centrale nella lotta alla povertà nel nostro Paese, ma anche una grande opportunità di impulso all’economia. Il motivo per cui le due categorie sono state escluse dal bonus sembra essere la mancanza di coperture finanziarie, ma tramite una più equa e ragionevole distribuzione del bonus si sarebbero potute trovare le risorse per intervenire in favore di incapienti e pensionati. Per esempio ricalibrando l’attribuzione del bonus in modo da tenere conto della composizione familiare del lavoratore (sul tema, di fatto, il decreto non fa distinzione, a parità di reddito, tra lavoratore dipendente single o con figli a carico) si sarebbero potute trovare delle risorse per la definizione di misure in favore delle due categorie citate sopra. O allo stesso modo, un sostegno ad incapienti e pensionati sarebbe potuto (potrà) arrivare dall’investimento in servizi ed in misure diverse dal bonus ma che hanno un impatto sul tenore di vita di chi sta peggio.

Il nostro Paese ha bisogno di riforme che sostengano le categorie meno agiate, per ragioni di equità, giustizia sociale ed economiche, ed il governo Renzi dovrà necessariamente prendere delle iniziative in questa direzione.

 

50 euro

 

[pubblicato 05/05/2014 su imille.org]

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